ROMA
Impossibile dire se contano di più la paura (quasi sempre
infondata) di essere spiati, il gran parlare che si fa di
intercettazioni telefoniche o la voglia sempre più diffusa di
tutelare la propria privacy. Ma è certo che negli ultimi mesi
è cresciuto costantemente, «almeno del 30%», il numero degli
italiani che cercano sul mercato dispositivi in grado di
esorcizzare quella che rischia di assumere i contorni di una
grande paura collettiva, quella degli spy-phone.
La
stima, «approssimata per difetto», è di Francesco Polimeni, ex
poliziotto, esperto di tecniche di spionaggio informatico e
titolare di un’azienda del settore. Che fa risalire alle molte
leggende metropolitane diffuse troppo disinvoltamente da media
e addetti ai lavori la nuova fobia made in Italy.
«Intendiamoci - premette Polimeni, che cura anche un blog on
line specializzato, www.100spiare.it - le nuove
tecnologie permettono davvero di prendere il ’controllò a
distanza di qualsiasi nuovo cellulare dotato di sistema
operativo.
Ma non ha senso, come ha fatto di recente
anche il Copasir (il Comitato parlamentare di controllo per la
sicurezza, ndr) nella sua relazione annuale, dare credito
all’idea che i software spia possano essere spediti come un
comune mms e installati senza volerlo dall’utente: per
riuscirci, quest’ultimo dovrebbe abboccare all’esca,
connettersi al web, cliccare su un certo link e dare più volte
l’ok al download. Decisamente improbabile».
In
effetti, l’idea di inviare il programma a chi ne fa richiesta
«nasce proprio dalla necessità di semplificare la vita al
cliente, di rendere più facile l’installazione, a patto che
egli abbia accesso fisico, magari solo per pochi minuti,
all’apparecchio da spiare». A operazione ultimata - e con
tutti i rischi del caso, visto che la vendita del software è
consentita mentre l’installazione è punita ai sensi
dell’articolo 617bis del codice penale - la sorveglianza del
cellulare bersaglio sarà pressochè totale: tra le funzioni
garantite dai programmi in circolazione figurano infatti
l’ascolto ambientale, l’intercettazione delle chiamate, la
copia degli sms inviati e ricevuti dal telefono ad un numero
predefinito, la lista delle chiamate fatte e ricevute, la
registrazione di eventuali cambi di sim, la localizzazione del
cellulare con coordinate e celle, la registrazione delle
chiamate su un file audio nascosto e scaricabile via
bluetooth.
Il tutto, o quasi, anche a cellulare spento,
«o meglio, in off, perchè il cellulare è davvero spento, come
sanno bene i più scaltri, solo a batteria disinserita». Al
momento, l’antidoto più efficace a una simile capacità di
intrusione sta in un dispositivo rettangolare, sottile e
facilmente occultabile in una tasca o in una portadocumenti,
brevettato come Gsm Box. «Costa 399 euro, ma se ne vendono un
bel pò - spiega Polimeni - In pratica, quando il nostro
cellulare è spiato, il led che si trova su uno dei lati prende
a lampeggiare, mentre quello che in gergo chiamiamo ’rumore
biancò copre la conversazione, impedendo allo spione di turno
di sentire quello che stiamo dicendo. Ai clienti suggerisco
spesso, quando hanno un sospetto, di buttare il loro telefono
e di sostituirlo con un modello di quelli obsoleti, che poi
sono i più sicuri, ma quasi sempre mi sento rispondere che
preferiscono sapere se c’è davvero qualcuno che li spia e
perchè».
Altra soluzione preventiva, decisamente più
costosa (ogni apparecchio, software di cifratura compreso,
costa sui 1.000 euro) e meno battuta, è quella dei telefonini
criptati, che consentono di effettuare chiamate e
videochiamate utilizzando le reti dati ad alta velocità di
ultima generazione Edge, Umts, Hsdpa. «Si tratta di un
algoritmo al momento inattaccabile - garantisce Polimeni -
utilizzato come standard anche dal governo Usa per proteggere
informazioni classificate come top secret. A quel che ne so,
ne fanno uso per lo più avvocati e commercialisti per parlare
con i loro clienti e top manager per comunicare con i loro
collaboratori più fidati, ma anche narcotrafficanti e mafiosi.
Tra i vantaggi, la possibilità di parlare anche all’estero
attraverso internet».
Un uso «professionale» (e,
spesso, illegale) della tecnologia che non deve però distrarre
l’attenzione da quello che è il vero «motore» della corsa agli
spy-phone e agli anti spy-phone: l’infedeltà coniugale. «Negli
ultimi tempi sono aumentati i genitori che non badano a spese
pur di sapere che cosa fanno i loro figli. Ma nella stragrande
maggioranza dei casi a bussare alle porte del nostro negozio
restano soprattutto mogli e mariti ossessionati dall’idea
delle corna».